Il ruolo del Pcc nello sviluppo sociale ed economico della Cina

Le indicazioni del XX Congresso nazionale del Partito e i capisaldi del pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era.

Il ruolo del Pcc nello sviluppo sociale ed economico della Cina

Autore: Luigi Basile

Giornalista, direttore di Futura Società e direttore responsabile di Cavallo di Fuoco.

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Il ruolo del Partito Comunista Cinese nel percorso di crescita, sviluppo e ammodernamento della Repubblica Popolare Cinese è assolutamente centrale.
In particolare, a cominciare dal XVIII Congresso nazionale del Pcc (8-15 novembre 2012) è stata progressivamente rafforzata, come nei due successivi appuntamenti congressuali, la guida complessiva del Partito affidata al Comitato centrale e al segretario generale, nell’ambito di una più ampia azione di trasformazione e consolidamento della struttura, anche in sede periferica, in termini di partecipazione democratica, di rinvigorimento dell’impianto ideologico marxista-leninista e dei principi ideali originari, insieme ad uno sforzo di rinnovamento nell’elaborazione teorica per la costruzione e l’attuazione di un socialismo con caratteristiche cinesi e di una visione marxista del XXI secolo.
Dopo la fase delle “Quattro modernizzazioni” (agricoltura, scienza e tecnologia, industria e difesa nazionale) avviata e guidata dal presidente Deng Xiaoping e dello sviluppo di una via socialista con caratteristiche cinesi da parte del Pcc, sin dal 1978, che hanno consentito anche attraverso una nuova politica economica, una sorta di Nep cinese, una grande crescita sociale ed economica del Paese, un ulteriore scatto in avanti è stato compiuto con l’elaborazione da parte del presidente Xi Jinping “Pensiero sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era” incorporata tra le dottrine di riferimento del Partito durante il XIX Congresso, nell’ottobre del 2017.

“Nuova era” significa superamento dei confini geografici nazionali da parte dello sviluppo della Cina contemporanea e acquisizione di una rilevanza mondiale, anche sotto il profilo dello sviluppo globale del socialismo.
“La Cina – ha sostenuto He Yiting, già vice direttore della Scuola di Partito Centrale del Pcc, in un noto articolo pubblicato il 15 giugno 2020 su Cpc Theory – si è dimostrata degna di diventare l’apice ideologico-teorico in grado di guidare lo sviluppo dell’innovazione del marxismo mondiale. (…) Dovrebbe anche essere un’era di auto-rafforzamento e auto-sostentamento della teoria cinese. Nuova era significa anche avanzamento costante della Cina verso il centro della scena mondiale; un’era in cui la teoria cinese travalica la sua specificità territoriale facendosi globale. (…) La Cina ha bisogno di ripensare quale ruolo teorico giochi sulla mappa ideologica e teorica del mondo, specialmente sulla mappa del marxismo mondiale, e capire quale sia la missione teorica da intraprendere nel processo di difesa e sviluppo del marxismo del XXI secolo. In particolare, è necessario valutare se l’energico impeto cinese verso il mondo abbia contribuito a consentire ai principi cinesi di guidare lo spirito umano; se continuando a dare importanti contributi materiali all’umanità stiamo anche contribuendo allo stesso livello sul piano ideologico, teorico e accademico”.

Sulla natura e sui risultati della “Nep” cinese si è espresso con chiarezza il presidente Xi Jinping, segretario generale del Pcc, nel suo intervento tenuto il 1 luglio 2021, in occasione della cerimonia per il centesimo anniversario della fondazione del Partito: “Abbiamo stabilito la linea di fondo del Partito per la fase primaria del socialismo, abbiamo portato avanti con decisione le riforme e l’apertura, superato i rischi e le sfide da ogni direzione, e fondato, sostenuto, salvaguardato e sviluppato il socialismo con caratteri cinesi, determinando così una svolta importante e dalla vasta portata nella storia del Partito dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Ciò ha permesso alla Cina di trasformarsi da un’economia pianificata altamente centralizzata a un’economia socialista di mercato traboccante di vitalità e da un Paese in gran parte isolato a uno aperto al mondo esterno su tutta la linea”.
Una politica che ha consentito alla Cina, come è stato sottolineato, di compiere il salto storico da Paese con forze produttive relativamente arretrate alla seconda economia più grande del mondo e di compiere la trasformazione storica dell’innalzamento del tenore di vita dei cittadini dalla semplice sussistenza a un livello generale di moderata prosperità. Risultati che hanno alimentato la spinta verso il ringiovanimento nazionale, fornendo nuove energie alle istituzioni, fungendo da leva per un rapido sviluppo.
Dopo il XVIII Congresso nazionale il socialismo con caratteristiche cinesi è entrato in una nuova fase, come ha spiegato ad un secolo di distanza dalla nascita del Pcc, sempre Xi Jinping: “In questa nuova era, abbiamo sostenuto e rafforzato la leadership complessiva del Partito, assicurato l’attuazione coordinata del piano integrato delle cinque sfere (n.d.r. promuovere il progresso economico, politico, culturale, sociale ed ecologico coordinato) e della strategia globale su quattro fronti (n.d.r. mosse globali per costruire un moderno Paese socialista, approfondire le riforme, far avanzare il governo basato sulla legge e rafforzare l’autogoverno del Partito), sostenuto e migliorato il sistema del socialismo con caratteristiche cinesi, modernizzato il sistema e la capacità della Cina di governo e sviluppato un solido sistema di regolamenti interni al Partito”.
Puntuale l’indicazione sulla strada da seguire e sugli obiettivi strategici da mettere in campo: “Dobbiamo sostenere la ferma direzione del Partito. Il successo della Cina dipende dal Partito. Gli oltre 180 anni di storia moderna della nazione cinese, i 100 anni di storia del Partito e gli oltre 70 anni di storia della Repubblica Popolare Cinese forniscono tutte ampie prove che senza il Partito Comunista, non ci sarebbe una nuova Cina. (…) Nel cammino futuro, dobbiamo sostenere la leadership generale del Partito e continuare a rafforzarla. Dobbiamo essere profondamente consapevoli della necessità di mantenere l’integrità politica, pensare in termini generali, seguire il nucleo dirigente e mantenerci allineati con la leadership centrale del Partito”.
Di qui, l’invito ad essere fiduciosi nel percorso intrapreso e ad assumere fino in fondo la teoria, il sistema e la cultura del socialismo con caratteri cinesi, tenendo presenti gli interessi fondamentali del Paese, rafforzando la capacità del Partito di condurre un governo sano, democratico e basato sulla legge e garantire che eserciti pienamente il suo ruolo essenziale nel fornire una guida generale e coordinare gli sforzi di tutte le parti.
“Dobbiamo unire e guidare il popolo cinese – è la sollecitazione lanciata da Xi Jinping nel 2021 – a lavorare incessantemente per una vita migliore. Questo Paese è la sua gente; le persone sono il Paese. Mentre abbiamo combattuto per stabilire e consolidare la nostra guida nel Paese, abbiamo di fatto combattuto per guadagnare e mantenere il sostegno della gente. Il Partito ha nel popolo le sue radici, la sua linfa vitale e la sua fonte di forza. Il Partito ha sempre rappresentato gli interessi fondamentali di tutto il popolo cinese; sta con loro nella buona e nella cattiva sorte e condivide con loro un destino comune. Il Partito non ha interessi propri, non ha mai rappresentato alcun gruppo di interesse individuale, gruppo di potere o strato privilegiato. Ogni tentativo di dividere il Partito dal popolo cinese o di mettere il popolo contro il Partito è destinato a fallire”.
A parlare sono anche le cifre del tesseramento al Pcc, passato dagli 80 milioni di iscritti alla data della celebrazione del XVIII Congresso nazionale ai 97 milioni 600 mila iscritti del XX Congresso, che si è svolto dal 18 al 22 ottobre 2022, superando attualmente i 100 milioni di aderenti, ai quali vanno aggiunti oltre 75 milioni di iscritti alla Lega della Gioventù Comunista Cinese.
A prendere atto dei risultati complessivi raggiunti è stata anche l’assemblea del XX Congresso, composta da 2.296 delegati, nella risoluzione adottata nella sessione finale, sul rapporto prodotto dal 19° Comitato centrale, dove si esprime apprezzamento per il lavoro svolto dall’organismo di partito nel quinquennio precedente, anni definiti “importanti e straordinari”, riconoscendo il merito del Comitato centrale del Pcc, con al centro il compagno Xi Jinping, per aver “tenuta alta la grande bandiera” del socialismo con caratteristiche cinesi, seguendo i principi guida del precedente congresso nazionale, sostenendo il marxismo-leninismo, il pensiero di Mao Zedong, la teoria di Deng Xiaoping, la teoria dei Tre Rappresentanti (elaborata da Jiang Zemin), le Prospettive scientifiche sullo sviluppo (di Hu Jintao), il Pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era.
“Il nostro Partito – si legge nel documento – si è dedicato al raggiungimento di una grandezza duratura per la nazione cinese e si è impegnato per la nobile causa della pace e dello sviluppo per l’umanità. La nostra responsabilità non ha eguali per importanza e la nostra missione è gloriosa senza paragoni. È imperativo che tutti noi nel Partito non dimentichiamo mai la nostra aspirazione originale e la nostra missione fondante. (…) Il Comitato Centrale ha unito e guidato l’intero Partito, l’intero esercito e tutto il popolo cinese nel compiere sforzi ben coordinati per portare avanti la nostra grande lotta, il nostro grande progetto, la nostra grande causa (…). Siamo rimasti fedeli al principio generale di perseguire il progresso garantendo nel contempo la stabilità”.
Tra gli obiettivi conseguiti, che vengono registrati, vi sono la piena e fedele applicazione della nuova filosofia di sviluppo su tutti i fronti, concentrandosi soprattutto sulla promozione di
uno sviluppo di alta qualità e creando un nuovo modello di sviluppo, perseguendo la riforma a un ritmo rapido e costante, compiendo progressi sul fronte della democrazia popolare e portando avanti un governo basato sul diritto in tutti i campi di attività. Ed ancora, si è lavorato per la diffusione di
una cultura socialista avanzata, per garantire e migliorare il benessere pubblico, per condurre una battaglia critica contro la povertà e per garantire la conservazione ecologica, ma anche per salvaguardare la sicurezza nazionale, respingere e disinnescare i principali rischi, ammodernare la difesa e le forze armate, frenare e contrastare le spinte separatiste, per lo più manovrate dall’esterno, e le interferenze nelle questioni nazionali, agendo principalmente sulla diplomazia, praticando il multilateralismo.
Infine, notevoli sforzi sono stati dedicati al progetto di costruzione di un nuovo grande Partito, cercando di sradicare cattive abitudini ed eccessi burocratici, con un rigoroso autogoverno del Partito e un’attenta selezione di funzionari e dirigenti.
Delineando un bilancio dei risultati del Partito e del Paese, nel decennio che intercorre tra il Congresso che sancisce l’insediamento di Xi Jinping alla guida del Pcc, il XVIII nel 2012, e quello della sua riconferma per il terzo mandato consecutivo (il XX del 2022), avvenimento straordinario consentito da una modifica alla carta fondamentale del Partito, emerge che è stato segnato da “tre grandi eventi (…) di profondo significato storico per la causa del Partito e del popolo: abbiamo
abbracciato il centenario del Pcc; abbiamo inaugurato una nuova era del socialismo con
caratteristiche cinesi; e abbiamo sradicato la povertà assoluta e finito di costruire una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti”.
Celebrare e ripercorrere il cammino del Pcc in 100 anni di storia non ha significato semplicemente consacrare un importante obiettivo temporale raggiunto, ma analizzare e consapevolizzare il ruolo di guida nel progresso sociale e di avanguardia rivoluzionaria, di rimarcare le potenzialità, ma pure i limiti e gli errori del Partito, correggendoli, e della teoria che lo guida, attualizzandola ai contesti e alle esigenze della fase.
A proposito dell’adattamento del marxismo al contesto cinese e alle esigenze dei tempi, nella relazione di Xi Jinping, tenuta il 16 ottobre 2022 al XX Congresso nazionale, per conto del Comitato Centrale, il segretario generale ha affermato: “Il Marxismo è l’ideologia guida fondamentale su cui si fondano e prosperano il nostro Partito e il nostro Paese. La nostra esperienza ci ha insegnato che, a livello fondamentale, dobbiamo il successo del nostro Partito e del nostro Socialismo con caratteristiche cinesi al fatto che il Marxismo funziona, in particolare quando è adattato al contesto cinese e ai bisogni dei nostri tempi. La sana guida teorica del Marxismo è la fonte da cui il nostro Partito trae la sua ferma convinzione e che consente al nostro Partito di prendere l’iniziativa storica”.
E’ stato poi specificato che i comunisti cinesi sono pienamente consapevoli che solo integrando i principi fondamentali del Marxismo con le realtà specifiche e la raffinata cultura tradizionale cinese e solo applicando il materialismo dialettico e storico possiamo fornire risposte corrette alle principali domande presentate dai tempi e scoperte attraverso la pratica, e possiamo garantire che il Marxismo mantenga sempre il suo vigore e la sua vitalità.
“Per continuare a far avanzare l’innovazione teorica – continua Xi Jinping – sulla base dell’esperienza pratica, dobbiamo, prima di tutto, acquisire una buona padronanza della visione del mondo e della metodologia del Pensiero sul Socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era e aderire e fare buon uso delle sue posizioni, dei suoi punti di vista e dei suoi metodi”.
Alla domanda su come sfuggire al ciclo storico di ascesa e caduta, il Partito ha trovato lungo questo cammino una risposta: l’autoriforma.
Un’opzione che, insieme all’impegno oculato nella programmazione degli interventi, ha consentito nel giro di un decennio di condurre fuori dalla condizione di povertà 100 milioni di cittadini residenti nelle zone rurali (e assicurare, in un arco di tempo più lungo, alla stragrande maggioranza degli abitanti condizioni di vita sufficientemente adeguate, come riconosciuto da Onu e Banca Mondiale), garantire la sicurezza alimentare all’intera popolazione del Paese di 1,4 miliardi di persone, creare negli ultimi 10 anni 13 milioni di nuovi posti di lavoro ogni anno, raddoppiare il reddito pro-capite, garantire l’assicurazione di vecchiaia a 1 miliardo 40 milioni di persone e l’assicurazione medica di base al 95% degli abitanti, costruire 42 milioni di unità abitative nelle zone urbane fatiscenti e 24 milioni in quelle rurali, portare l’aspettativa di vita media a 78,2 anni.
Risultati ottenuti non grazie al libero mercato, ma a politiche pubbliche mirate, a una pianificazione centralizzata efficiente e a consistenti investimenti statali in infrastrutture, servizi e tecnologie avanzate. Misure attuate con la presenza capillare sui territori di migliaia di funzionari del Partito.
“In quanto grande Paese in via di sviluppo, – sostiene Xi Jinping – la Cina è ancora nella fase primaria del Socialismo e sta attraversando un’ampia e profonda trasformazione sociale. Dovremmo essere in grado di vedere il presente da una prospettiva storica, guardare oltre la superficie per arrivare al nocciolo delle questioni, e gestire adeguatamente le relazioni tra interessi generali e locali, tra presente e futuro”.
E sulla necessità di una visione globale: “Il Partito Comunista Cinese è dedito a perseguire la felicità per il popolo cinese e il ringiovanimento per la nazione cinese. È anche dedito al progresso umano e all’armonia del mondo. Dovremmo espandere la nostra visione globale e sviluppare una visione approfondita delle tendenze dello sviluppo umano e del progresso, rispondere alle preoccupazioni generali dei popoli di tutti i Paesi e svolgere la nostra parte nella risoluzione dei problemi comuni che l’umanità deve affrontare. Con una mente aperta, dovremmo trarre ispirazione da tutte le straordinarie conquiste della civiltà umana e lavorare per costruire un mondo ancora migliore”.
Insieme alla prosperità comune per il popolo cinese, come tratto distintivo del socialismo, promuovendo equità e giustizia sociale, obiettivo della modernizzazione del Pcc e della Repubblica Popolare Cinese è anche l’arricchimento etico e culturale e “l’armonia tra umanità e natura, come comunità di vita”, con un modello di sviluppo alternativo e ambientalmente sostenibile.
Un’idea di modernizzazione e di sviluppo pacifico: “La Cina – precisa Xi Jinping – non seguirà il vecchio sentiero di guerra, colonizzazione e saccheggio intrapreso da alcuni Paesi.
Quel brutale e insanguinato percorso di arricchimento a spese degli altri ha causato grandi sofferenze alle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo. Staremo fermamente dalla parte giusta della storia e dalla parte del progresso umano. Dediti alla pace, allo sviluppo, alla cooperazione e al reciproco vantaggio, ci impegneremo a salvaguardare la pace e lo sviluppo nel mondo mentre perseguiamo il nostro sviluppo, e lo faremo dando maggiori contributi alla pace e allo sviluppo nel mondo attraverso il nostro stesso sviluppo”.
Obiettivi di lunga gittata che prevedono un piano strategico in due fasi, dal 2020 fino al 2035, “per la modernizzazione socialista della Cina”, e dal 2035 fino alla metà del secolo, per “trasformare la Cina in un grande Paese socialista moderno che sia prospero, forte, democratico, culturalmente avanzato, armonioso e bello, che guidi il mondo in termini di forza nazionale composita e di influenza internazionale”.
Se lo sradicamento della povertà assoluta costituiva il primo obiettivo del Centenario del Pcc, il secondo è rappresentato dalla modernizzazione della Cina, per il quale con il nuovo Piano Quinquennale 2026-2030, si dovrebbero gettare le basi della prima fase di realizzazione, promuovendo anche tramite i piani locali, uno sviluppo sociale ed economico di alta qualità.

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