Noi siamo Cavallo di Fuoco

Noi siamo Cavallo di Fuoco
Fosco Giannini

Autore: Fosco Giannini

Segretario generale PCUP e direttore di “Cavallo di Fuoco"

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È il nome del nostro nuovo giornale, è la sua testata, il nostro spirito, il nostro pensiero. La nostra bussola per orientarci (Antonio Gramsci) nel “mondo grande e terribile”. Cavalcheremo questo nome come la Repubblica Popolare Cinese sta, ora, cavalcando nella storia presente, a testa alta, lungo la Nuova Via della Seta, le bisacce ai fianchi colme di sviluppo economico, scientifico, tecnologico, di architetture sociali armoniche, di rapporti economici e commerciali nel mondo nel segno del win-win, di grandi proposte negoziali e relazionali, dunque, in cui tutte le parti coinvolte abbiano un vantaggio reciproco e siano, ognuna, vincente-vincente, in un’ottica storicamente nuova volta ad azzerare il win-lose, la logica della competitività e del saccheggio imperialista, nella ricerca di soluzioni, nelle grandi regioni del mondo e persino sul piano universale, di soluzioni – appunto, armoniche – che portino soddisfazione a tutte le parti in causa. E’, questo, il progetto politico-teorico del socialismo dai caratteri cinesi: una strategia di grande levatura, vastità temporale e profondità politico-filosofica, un nuovo orizzonte per l’umanità, non una tattica “regionale” e transeunte. Un progetto che intrinsecamente, per svilupparsi e consolidarsi, chiede la pace, la pace che diviene una necessità oggettiva, ben superiore, poiché necessitata a poggiarsi su basi materiali, all’idea della pace kantiana idealista.
C’è tutto questo, nelle bisacce dell’odierno cavallo cinese che attraversa la storia al galoppo, e noi siamo Cavallo di Fuoco in suo onore, in virtù del fatto che col calendario lunare 2026 la Repubblica Popolare Cinese è entrata nell’anno del Cavallo di Fuoco, simbolo di energia, sguardo lontano e strategico, opportunità da mettere a fuoco e cogliere storicamente. Siamo Cavallo di Fuoco in onore dell’intera e non divisibile storia della Repubblica Popolare Cinese; in onore dei 50 compagni che il 23 luglio del 1921 fondarono il Partito Comunista Cinese e in onore, ora, dell’attuale Partito Comunista Cinese, che con i suoi circa 100 milioni di iscritti guida un Paese immenso come la Cina, guidando altresì un cambiamento mondiale di segno antimperialista. Siamo Cavallo di Fuoco in onore della Lunga Marcia del ’34-’35 e della Rivoluzione condotte dal compagno Mao Zedong; della proclamazione, nel 1949, della Repubblica Popolare Cinese; in onore della formidabile intuizione delle fasi di Riforma e Apertura e delle Quattro Modernizzazioni (四个现代化) dell’Agricoltura, dell’Industria, della Difesa, della Scienza e della Tecnologia del 1978, guidate dal compagno Deng Xiaoping, sino alla travolgente fase cinese attuale guidata dal compagno Xi Jinping. Siamo Cavallo di Fuoco in onore di quell’acronimo il cui suono (Brics) ricorda il frinire di una cavalletta, emesso per ragioni vitali e per spaventare i predatori e che congiunge il desiderio di emancipazione dal Tallone di Ferro imperialista del Brasile, della Russia, dell’India della Cina, del Sudafrica. Un’espansione di nuova civiltà già in via di materializzazione in tanta parte del mondo sino a divenire, come un unico Cavallo di Fuoco dal nitrito evocante, già nel suono, un’epifania di libertà: Brics – Plus.
È la storia a indicare la strada al Cavallo di Fuoco: nel 1915 Tokio presenta alla Cina le sue “Ventuno richieste” che chiudono per sempre “la politica della porta aperta”, puntando a trasformare la Cina in una colonia dell’imperialismo giapponese. Il 4 maggio del 1919, dopo che il Trattato di Versailles stabilisce che i territori cinesi occupati dalla Germania devono passare al Giappone, il popolo cinese alza la testa e occupa le piazze di tutte le grandi città cinesi: nasce così il “Movimento 4 maggio 1919”, che lotta per l’indipendenza nazionale cinese. Uno dei leader del “Movimento” è Li Dazhao, che nell’ottobre del 1918 aveva fondato la “Società per lo studio del marxismo”. Li Dazhao e Chen Duxiu, saranno poi i fondatori, nel 1921, del Partito Comunista Cinese. Un Partito Comunista, dunque, che nasce nello spirito del “Movimento 4 maggio” e della Rivoluzione d’Ottobre del 1917, uno spirito antimperialista e di indipendenza nazionale che sarà per sempre, anche oggi, lo spirito del Partito Comunista Cinese.
Il “Movimento 4 maggio”; la Lunga Marcia; la Rivoluzione e la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese; le Quattro Modernizzazioni di Deng Xiaoping; il “socialismo armonico”, o società socialista armoniosa (in cinese Hexie Shehui), delineata e promossa dal presidente Hu Jintao negli anni 2000 (democrazia e legalità; equità e giustizia; sincerità ed amicizia, vitalità e stabilità; ordine e rispetto per la natura), sino alla “Cina della Nuova Era” proclamata da Xi Jinping al 19° Congresso del Partito Comunista Cinese, sono tutte tappe della vittoria contro le forze imperialiste e colonialiste e per la conquista dell’indipendenza nazionale e del socialismo dai caratteri cinesi.
L’immensa vastità territoriale della Cina, la sua collocazione geostrategica nell’Asia e nel mondo e le sue ricchezze hanno sempre attratto le mire delle potenze imperialiste. Dopo la drammatica, per il popolo sovietico e per i popoli del mondo, autodissoluzione dell’Unione Sovietica, Francis Fukujama, a nome dell’intero capitalismo mondiale, proclama la “fine della storia”, intendendo con ciò che il socialismo era morto per sempre, che il capitalismo sarebbe stato eterno, poiché esso è “natura”, come il tempo, il cielo e la pioggia.
In quella precisa fase storica, successiva alla scomparsa del socialismo sovietico, di nuovo le forze imperialiste mondiali puntano a distruggere anche la Repubblica Popolare Cinese. È in quest’ ottica che va letto il movimento antisocialista, anticinese e filo imperialista di Tienanmen, che si sviluppa proprio tra l’aprile e il giugno 1989, nella fase (per la quale le responsabilità e le colpe di Mihail Sergeevic Gorbacëv resteranno tragicamente storiche) che preannuncia la crisi dell’Unione Sovietica e la nuova aggressività imperialista mondiale. Con la lunga occupazione della piazza Tienanmen e le immagini dell’occupazione “studentesca” portate dalle televisioni occidentali in tutto il mondo (con la riproduzione della statua della “libertà” newyorchese portata in effige, in un pellegrinaggio imperialista, dagli “studenti” cinesi filoamericani) punta ad aprire nella Repubblica Popolare Cinese quella stessa, profonda crisi, che stava già distruggendo l’Unione Sovietica. Da questo punto di vista, l’intervento liberatorio del Partito Comunista Cinese a Tienanmen è un intervento di legittima difesa della Rivoluzione, della stessa natura rivoluzionaria della lotta di Lenin e di Stalin contro le Guardie Bianche zariste e gli undici eserciti imperialisti sul suolo sovietico; della vittoriosa battaglia di Dien Bien Phu del 1954 condotta dal generale del Viet Minh (di Ho Chi Minh) Võ Nguyên Giáp; della difesa armata di Fidel Castro, nel 1961, contro l’invasione americana della Baia dei Porci.
La difesa dell’indipendenza cinese e del socialismo cinese dall’attacco imperialista a Tienanmen e il titanico sviluppo economico del socialismo con caratteri cinesi sono la risposta concreta al progetto imperialista di conquistare il mondo dopo la scomparsa dell’Unione Sovietica.
Il 25 aprile del 1991 Gorbacëv si dimette da Presidente dell’Unione Sovietica e il 26 dicembre la bandiera sovietica viene ammainata dalle cupole del Cremlino: è da questo momento che le forze imperialiste decretano la “fine della storia” e si convincono di poter conquistare rapidamente i mercati internazionali, i Paesi e gli Stati sul piano planetario, tentando anche di destrutturare la Cina (e da questo progetto di divisione della Cina provengono i tentativi imperialisti di distaccare da Pechino il Tibet, Hong Kong e Taiwan). Ma è lo stesso, gigantesco sviluppo economico cinese, è il passaggio della Cina (attraverso il socialismo dai caratteri cinesi) da Paese povero a potenza mondiale che fa fallire il tentativo imperialista, portato avanti anche attraverso la trasformazione della Nato in “gendarme del mondo”, di egemonizzare l’intero pianeta.
Poco tempo dopo l’affermazione (ultra idealistica) di Fukuyama sulla “fine della storia” l’intera America Latina è attraversata da una grande spinta antimperialista: non solo Cuba rilancia il proprio progetto di socialismo ma il Venezuela di Hugo Chavez mette in campo il proprio progetto rivoluzionario socialista, il Brasile di Lula avvia un grande progetto di trasformazione sociale e per tutti questi Paesi la vicinanza e l’aiuto della Repubblica Popolare Cinese è essenziale. Come il ruolo della Cina è essenziale per la costituzione dei Brics (alleanza tra Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa in senso antimperialista). La costituzione della Banca Mondiale Cinese, fondata per aiutare i Paesi in via di sviluppo e di liberazione dal dominio imperialista; la politica economica generale win – win messa in campo dalla Cina per favorire lo scambio alla pari tra Cina e Paesi del mondo e anche tra Paesi e Paesi Brics, la politica della Nuova Via della Seta (importante, come già detto, perché per potersi sviluppare ha bisogno innanzitutto della pace mondiale, contrapponendosi così, nella prassi e nell’essenza filosofica, alla politica di riarmo e di guerra degli Usa e della Nato): tutte queste scelte cinesi, insieme, hanno offerto a tutti i Paesi del mondo un aiuto concreto per uno sviluppo pacifico e libero dal potere imperialista.
Oggi, la Cina, come affermato dalla stessa “Central Intelligence Agency” di Langley è il primo Paese al mondo in termini di prodotto interno lordo a parità di potere d’acquisto e si accinge a superare gli Usa anche nei campi scientifici e finanziari. È chiaro che questo grande sviluppo cinese si deve innanzitutto alla svolta operata nel 1978 da Deng Xiaoping e proseguita in Cina sino a questa fase di Xi Jinping. Una politica che ha modernizzato la Cina, ha fatto uscire dalla povertà circa 800 milioni di cinesi, trasformando la Cina socialista nella più grande potenza economica mondiale. Con una politica di “aree speciali” neo-capitalistiche ma con una forte guida del Partito Comunista Cinese a garantire la via e la stabilità socialiste.
La grande e vincente esperienza del socialismo con caratteri cinesi non è importante solo per aver permesso alla Cina un grandissimo, e questa volta vero e vincente, rispetto a quello maoista del ’58-’61, “balzo in avanti” sul piano interno e internazionale e aver così contribuito in modo determinante a cambiare i rapporti di forza internazionali a favore dell’intero fronte mondiale antimperialista. La nuova via economica cinese è stata e rimane importantissima per tutta l’esperienza socialista e comunista mondiale anche per il suo grande contributo teorico per la transizione al socialismo.
Per affrontare “la questione cinese” e, in particolare, la relazione tra la Nep di Lenin e la “Nep cinese”, è utile affidarsi alla massima disciplina teorica, quella secondo la quale è dalla base materiale dello sviluppo delle forze produttive e dallo sviluppo sociale generale materiale che trovano possibilità di sviluppo le stesse “idee” e, più precisamente, le innovazioni sui terreni dell’economia, della politica, della teoria, del pensiero e della prassi della trasformazione sociale, della transizione al socialismo. Ed è indubbio che il gigantesco sviluppo economico e sociale intrapreso e conquistato dalla Repubblica Popolare Cinese e dal Partito Comunista Cinese – dalla fase delle “Quattro Modernizzazioni” del compagno Deng Xiaoping sino alla “Cina della Nuova Era” del compagno Xi Jinping- si sia offerto quale immensa e solida base materiale per lo stesso sviluppo di un nuovo pensiero rivoluzionario generale, di un nuovo e denso sistema di pensiero economico-politico-filosofico. Marx, Lenin, Deng Xiaoping, Xi Jinping, assieme all’etica confuciana, oggi si fondano assieme per offrirsi quale pilastro fondamentale del soft power cinese volto alla coesione sociale e al progetto di una “società armoniosa” nella quale la meritocrazia, l’attenzione alle marginalità e alle eventuali criticità sociali e la lotta alla corruzione sostengono la stessa trasformazione sociale in senso socialista. “In other words”, il socialismo dai caratteri cinesi è,oggi , anche un mercato, forma economica storica che precede il capitalismo, piegato all’ordine socialista e reso funzionale allo sviluppo socialista.
È questo – la relazione tra lo sviluppo della materialità delle cose e lo sviluppo teorico, filosofico in senso rivoluzionario – uno degli aspetti, dei “prodotti”, della storica crescita materiale cinese, un aspetto, forse, non considerato ancora pienamente, nella sua importanza, all’interno del movimento comunista e rivoluzionario mondiale. Ma un aspetto che, invece, occorrerebbe assumere pienamente, come formidabile arricchimento del bagaglio teorico e pratico del processo rivoluzionario.
È anche da qui, dunque, dal contributo che lo sviluppo delle forze produttive cinesi, dal contributo che la “Nep cinese” ha fornito allo sviluppo dell’attuale pensiero rivoluzionario, che si può iniziare a tratteggiare un’analisi comparata tra la Nep leninista e la “Nep cinese”, anticipando, in modo sintetico, una valutazione: come la conquista dell’obiettivo dello sviluppo delle forze produttive ha potuto darsi, in Cina, quale base materiale dello sviluppo del pensiero rivoluzionario, così la fase della “stagnazione” sovietica si è data – infine – come base materiale della cristallizzazione del pensiero e della prassi del socialismo in Unione Sovietica. Una crisi di fase, questa dell’Urss, che poteva essere superata (Yuri Andropov, segretario generale del PCUS dal 12 novembre del 1982 al 9 febbraio 1984, provò, con forti possibilità di riuscita, a rilanciare in senso leninista, sovietista e “neonepista” l’Unione Sovietica, ma fu troppo presto fermato dalla malattia e dalla morte) ma che Gorbacëv utilizzò in senso antisocialista.
Quali sono le “categorie” centrali che l’esperienza cinese ha tratto dalla concezione teorica leninista della Nep, trasformandole in “esperienze cinesi”? Sinteticamente: il pieno ripristino dell’idea leninista dell’azione soggettiva e antipositivista nel processo storico e ciò in rapporto al rovesciamento del dogma secondo il quale la contrapposizione sarebbe secca: o socialismo o mercato; il superamento, nella prassi, dell’artificiosa dicotomia relativa alla “neutralità” o non “neutralità” delle forze produttive, dicotomia risolta, nell’esperienza del “socialismo con caratteri cinesi”, dal controllo del Partito Comunista sulle stesse forze produttive (esigenza già richiesta, dal Lenin della Nep, nella proposta del “controllo dalle alture strategiche”), forze produttive ridotte a pure “funzioni” del progetto del “socialismo di mercato” a guida comunista; conseguentemente a ciò, una concezione del mercato come spazio economico e politico anch’esso funzionale al progetto di necessaria accumulazione originaria, imprescindibile per la transizione al socialismo, un mercato, dunque, pienamente assunto, nella prassi e nel pensiero, come forma storica non perenne ma dialettica, cavallo di Troia materiale per il socialismo.
E altre categorie: come l’internazionalismo oggettivo (e soggettivo) che scaturisce dalla stessa potenza economica, in grado di mettere in campo relazioni e grandi e positive sfere d’influenza sul piano mondiale, capaci di mutare i rapporti di forza internazionali in senso antimperialista, linea che porta alla costituzione rivoluzionaria, negli assetti di potere mondiali, dei Brics.
Un’ulteriore concezione leninista assunta dall’esperienza cinese è quella dell’“uklad”, una struttura socialista, una produzione economica socialista, in grado di svilupparsi proprio in virtù della competizione con le strutture neocapitalistiche interne al socialismo. Una visione, questa di Lenin, addirittura preveggente, rispetto alla futura fase di stagnazione sovietica brezneviana e in accordo con lo stesso, odierno, tipo di sviluppo e proficua competizione stato-mercato del “socialismo con caratteri cinesi”.
Lenin affronta il problema dell’entrata dell’economia di mercato (e persino del capitale straniero) nel socialismo in termini nuovi, sottolineando gli aspetti positivi, per ciò che riguardava e riguarda il necessario sviluppo generale delle forze produttive, di queste “entrate” capitalistiche. Un altro aspetto anticipato da Lenin, nell’analisi del “socialismo di mercato”, sta nel fatto che, in presenza di spinte neo capitalistiche nella struttura socialista, elementi “mafiosi”, di corruzione, di involuzione burocratica possono inevitabilmente presentarsi. Ed è a partire da ciò che Lenin stesso propone una forte spinta politica e ideale ai fini della costruzione di un’autodisciplina nelle istituzioni pubbliche, oltre la proposta di un controllo esercitato contro le degenerazioni prodotte dalle forme neocapitalistiche. Linea che il Partito Comunista Cinese ha fatto pienamente propria nella sua attuale esperienza, nella sua dura lotta contro ogni degenerazione burocratica e contro ogni fenomeno di corruzione.
Fondamentalmente, il Lenin della Nep poneva un problema: il Partito Comunista deve sollecitare l’accumulazione capitalistica originaria mancante attraverso una concessione tattica allo sviluppo capitalistico. Sappiamo, tuttavia, che tale concessione può produrre una nuova classe borghese e una nuova lotta di classe che il Partito Comunista al potere deve vincere. Questa concezione del ruolo del Partito Comunista come forza d’avanguardia in grado di controllare la nuova borghesia e vincere la lotta di classe che lo stesso “socialismo con caratteri cinesi” ha aperto in Cina è stato chiarito perfettamente dal compagno Xi Jinping sia al 19° Congresso del Partito Comunista Cinese (ottobre 2017) che al XX° Congresso (ottobre 2022).
Il nuovo sviluppo cinese, che offre una straordinaria sponda ai popoli e agli Stati del mondo per liberarsi e cambia i rapporti di forza internazionali a favore del fronte antimperialista, è fortemente temuto dagli Usa, che sin dal 2012, con la politica “Pivot to Asia” condotta da Obama e poi col primo Trump del 2017-2021 (con “i 4 pilastri anticinesi” della guerra commerciale e doganale; lo scontro tecnologico, o “tech war”; la forte restrizione agli investimenti Usa in Cina e la “guerra dei visti”; la forte pressione geopolitica e diplomatica col punto alto della “provocazione Taiwan”); col Biden del 2021 (che sigla a Carbis Bay, in Cornovaglia, giugno 2021, una Nuova Carta Atlantica segnata da una potente strategia militare offensiva contro la Cina firmata da Usa, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Canada, Giappone, allargata all’Australia e alla Corea del Sud), e di nuovo il secondo Trump attraverso il tentativo di guerra doganale estesa alla Cina, puntano ad una guerra strategica, “finale”, contro Pechino.
In Italia il primo governo Conte aveva firmato a Roma, nel 2018, un importante “memorandum” con il Presidente Xi Jinping per l’adesione alla Nuova Via della Seta, e il secondo governo Conte, 2019, aveva proseguito questa politica di interscambio con la Repubblica Popolare cinese. Bene: ciò che è accaduto è che sotto la fortissima pressione del presidente Usa, Biden, il secondo governo Conte (febbraio 2021) è stato fatto cadere (al fine di far nascere il governo Draghi) per il prioritario progetto strategico statunitense di staccare l’Italia dalla Nuova Via della Seta. Sarà poi il governo di destra Meloni (sotto l’ordine di Trump) a comunicare ufficialmente a Pechino, nel dicembre del 2023, la decisione di non rinnovare l’accordo sulla “Belt and Road” siglato da Conte nel 2019. Alla luce di tutto ciò, per gli interessi stessi della classe operaia italiana, dei lavoratori e del popolo italiano, una delle battaglie essenziali che dovrà condurre il nostro Partito, il Partito Comunista di Unità Popolare e che dovranno condurre le forze antimperialiste, della sinistra di classe e progressiste italiane e lo stesso, nascente, polo politico-sociale “Agorà” guidato dal professore e compagno Angelo D’Orsi, dovrà essere quella di ripristinare pienamente il rapporto attivo con la Repubblica Popolare Cinese, con la Nuova Via della Seta e con l’intero e progressista fronte Brics.
Noi, comunisti italiani, crediamo che oggi il primo compito delle forze comuniste, di sinistra e democratiche sia quello, per salvaguardare la pace mondiale, di battersi contro i progetti di “guerra strategica” anticinese che provengono innanzitutto dagli Usa e dalla Nato, battersi per difendere la politica win- win di interscambio mondiale, insita nella Nuova Via della Seta, difendendo il multilateralismo che sostiene Pechino. E mentre l’Ue si accinge ad ereditare totalmente dagli Usa la politica della guerra fredda e della guerra reale contro la Russia e gli Usa tendono, in una prassi già spietata (da Maduro a Cuba, passando per le potenti intimidazioni a Lula) a smantellare la “filiera Brics” iniziando a colpire duramente e in senso “golpista” i Paesi rivoluzionari e aderenti o vicini ai Brics dell’America Latina, altro compito primario dei comunisti e delle forze più avanzate italiane è quello della difesa strenua del mondo Brics-plus.
Dalla costituzione del Partito Comunista Cinese, nel 1921 è passato ben più di un secolo, e dopo tutto questo lungo tempo il Partito Comunista Cinese rilancia, sul piano mondiale, proponendola a tutti i popoli, quella stessa linea di liberazione nazionale e di via al socialismo che era insita nella lotta del “Movimento 4 maggio 1019” contro l’imperialismo giapponese, che era insita nella “Lunga Marcia” e nella Rivoluzione capeggiata dal compagno Mao Zedong, nella costituzione della Repubblica Popolare Cinese del 1949 e nella titanica e vittoriosa sfida delle “Quattro Modernizzazioni” del 1978. Da Mao a Deng Xiao Ping sino a Xi Jinping una lunga linea rossa ha resistito all’imperialismo, poi sconfiggendolo, portando la Cina del socialismo dai caratteri cinesi ad essere, ormai, la prima potenza mondiale, punto di riferimento dei Paesi, degli Stati e dei Popoli che vogliono liberarsi dal giogo imperialista.
Cavallo di Fuoco vuol correre lungo questa strada antimperialista e socialista!

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