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“Quando lo Stato cade nelle mani del terrorismo e viene meno la capacità di dare un contributo significativo, qualsiasi incarico diventa privo di scopo e viene meno la ragione di occuparlo. Questo non diminuisce in alcun modo il mio profondo senso di appartenenza alla Siria e al suo popolo – un legame che non viene scosso da nessuna posizione o circostanza. È un’appartenenza piena della speranza che la Siria torni a essere libera e indipendente.” (Bashar al-Assad)
La caduta del presidente siriano, il socialdemocratico radicale Bashar al-Assad, non è il risultato d’un processo rivoluzionario autoctono, quanto, piuttosto, dell’intervento di diverse potenze imperialiste – Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele – che hanno attuato il piano neocons dei seguaci di Leo Strauss: portare nel Vicino Oriente la dottrina del “caos creativo”, distruggendo l’ultimo Paese simil-sovietico sopravvissuto alla “controrivoluzione manageriale” del 1989.
La Siria baathista, nelle ricostruzioni giornalistiche, ha cessato d’esistere l’8 dicembre 2024, ciò nonostante Washington, Londra e Tel Aviv pianificarono il golpe della Confraternita dei Fratelli Musulmani attraverso un documento di 45 pagine (reso pubblico dalla Rete Voltaire 1) redatto alla fine del 2015, dieci anni prima. È l’applicazione della dottrina della “guerra eterna”: la Primavera Araba siriana, una rivolta islamista di matrice sunnita, fu la riproposizione della Rivolta Araba del 1916-1918 con cui Londra rovesciò l’impero ottomano, oramai decrepito, portando al potere in Arabia Saudita la setta dei wahabiti. Con le Primavere Arabe, l’obiettivo era il rovesciamento della Libia popolare del Colonnello Gheddafi e della Siria “semi-socialista” governata dal Partito Baath; le documentazioni d’archivio di cui disponiamo dimostrano, in modo inoppugnabile, che il wahabita Ahmed al-Sharaa è da oltre 15 anni un agente sul libro paga di Jonathan Powell, capo di gabinetto dello straussiano Toni Blair 2.
Il concetto di Stato venne inventato nelle antichissime città-stato della Mesopotamia e del Levante; per questa ragione, il complesso militare-industriale USA – secondo il sociologo marxista James Petras controllato dalle lobby sioniste – sistematizzò la “demolizione controllata” del Partito Baath, un’esperienza politica contraddittoria, ma capace di modernizzare due Paesi – Iraq e Siria – geopoliticamente contrapposti al neocolonialismo razzista israeliano. I media occidentali, dopo averne esaltato la diplomazia, presentarono all’”uomo massa” il presidente Assad come una sorta di nuovo Hitler, descrivendo fin dai primissimi mesi del 2012 la sovversione islamista (perlopiù di matrice wahabita) come una “rivoluzione democratica” contro un “dittatore sanguinario”. Una ricostruzione (tanto storica quanto giornalistica) approssimativa spesse volte figlia d’una scarsissima conoscenza della storia dell’Asia occidentale, decostruita da eminenti analisti come Tim Anderson e James Petras.
Ma chi è veramente Bashar al-Assad? Lasciamo che a rispondere a questa domanda sia l’analista strategico Thierry Meyssan, presidente della Rete Voltaire e consulente politico, per molti anni, dei presidenti Assad e Chavez:
“Solo il presidente Hugo Chavez Frias, anni prima, aveva visto in quest’uomo modesto e allampanato la capacità d’incarnare la resistenza all’imperialismo. Calorosamente, l’aveva nominato suo successore, su scala globale, nell’opporsi ai crimini d Washington e dei suoi alleati. Nell’ultimo piano quinquennale che scrisse per il Venezuela, scorgendo la tempesta imminente, invitò tutti i governi a sostenere questo paese lontano, ossia la Siria.” (Thierry Meyssan, Sotto i nostri occhi. La grande menzogna della “Primavera araba”. Dall’11 settembre a Donald Trump, Editore La Vela)
Secondo il disegno (geo)politico di Chavez, Assad avrebbe dovuto guidare il campo antimperialista, incarnando lo spirito resistente della prima Nazione capace di respingere, vittoriosamente, la dottrina della “guerra eterna”. Al contrario, incapace di comprendere la posizione geostrategica di Damasco, di fatto la porta d’ingresso dell’Eurasia, la “sinistra neoliberale” ha abbracciato le dinamiche della “guerra psicologica” lanciata dall’establishment statunitense contro il resto del mondo: la sovversione islamista nelle riviste della “sinistra imperialista” è diventata una “rivoluzione democratica”, avvallando la distruzione d’uno Stato Sovrano.
La nuova Siria di al-Sharaa: dall’anticomunismo di stato agli accordi con Israele
Nella seconda parte di quest’articolo, cercherò di inquadrare quali cofattori endogeni ed esogeni hanno reso possibile la distruzione d’uno Stato sociale-dinamico, successivamente sostituito da un “regime lacchè” di Washington.
Il terrorista Abu Mohamed al-Jolani, ex numero due dell’ISIS, s’è autoproclamato Califfo di Damasco, preparando la messa al bando del Partito Comunista Siriano (PCS) ed il massacro della popolazione alawita. Per Washington s’è trattato d’una operazione strategica mutuata dalla scuola d’intelligence anglosassone, perché ha fuso gli scenari israeliano, ucraino e asiatico in un unico teatro bellico. Scrive sempre l’analista strategico Thierry Meyssan:
“Il 27 novembre l’Htc, armato dal Qatar e organizzato dall’esercito turco camuffato da Esercito nazionale siriano (Syrian National Army, Sna), ha preso il controllo dell’autostrada M4 che fungeva da linea di “cessate il fuoco”. Inoltre, l’Htc e la Turchia disponevano di droni ad alte prestazioni, manovrati da consulenti ucraini. Infine, l’Htc ha portato con sé la colonia uigura del Partito Islamico del Turkestan (Tip), trincerata da otto anni ad al-Zanbaki. I teatri operativi israeliano, russo e cinese ora si sono fusi in un unico scenario.” 3
Il Pentagono ha addestrato separatamente diverse bande terroristiche per poi coalizzarle contro un unico obiettivo: questa strategia militare, “di sfondamento”, è stata sistematizzata dai nazisti, contro la Francia gollista e l’URSS, e approfondita nel dopoguerra da Washington. Contemplata dai teorici militari anglosassoni della “guerra fredda”, dopo l’11 settembre 2001 (11/9) la CIA ha ritenuto di poterla riutilizzare anche nell’estensione della dottrina della “guerra eterna”, un nuovo modo d’intendere le guerre basato sul caos in quanto superamento dello “scontro di civiltà”. Come ha ampiamente spiegato Julian Assange, fondatore di Wikileaks, le guerre del Pentagono vengono lanciate non per essere vinte, ma per far sprofondare intere aree geografiche nel caos, distruggendo le infrastrutture statali dei Paesi esterni al “mondo globalizzato”. Il nemico dell’Occidente collettivo non è più soltanto il Socialismo, ma l’idea stessa di Civiltà.
Riproponendo la rifondazione della Lega Anti-Comunista Mondiale, Washington ha conciliato la “nuova Siria sunnita” (Sirystan) coi sionisti-revisionisti, un Super clan necrotizzato reo d’aver sterminato i palestinesi di Gaza: oggigiorno a Damasco, Tel Aviv e Kiev sono al potere, per mezzo del terrorismo in quanto tattica politica (pratiche genocidarie, torture e violenza), gli eredi degli architetti della Shoah.
L’odierno regime siriano non tollera la presenza di partiti socialisti e comunisti, strutture sindacali, opprime le minoranze e, qualora lo Stato profondo USA decidesse di rilanciare un nuovo scenario bellico, potrebbe affiancarsi all’entità sionista contro l’Asse sciita della Resistenza. Gli alawiti, base sociale del Partito Baath, potrebbero diventare i palestinesi del “Sirystan”.
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