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Il 18° Vertice dei BRICS si è concluso a Nuova Delhi con una dichiarazione di 140 punti che esprime una posizione comune sui principali conflitti e le questioni salienti del panorama internazionale: dall’aggressione in Asia occidentale alla questione palestinese, dalla situazione del commercio internazionale alle misure coercitive unilaterali, dalla riforma delle Nazioni Unite al sistema finanziario globale, fino ad arrivare alle grandi questioni strategiche del nostro tempo, le risorse energetiche, i minerali strategici, la sicurezza degli approvvigionamenti, la cooperazione internazionale e le tecnologie avanzate.
I BRICS rappresentano una delle piattaforme fondamentali del Sud globale e di affermazione dell’emergente mondo multipolare e, prima ancora di ogni considerazione di carattere geopolitico, una realtà con cui è impossibile non fare i conti: i Paesi BRICS rappresentano attualmente circa il 45-50% della popolazione mondiale e producono circa il 35-40% del PIL globale (in base alle diverse stime e ai successivi ampliamenti che hanno coinvolto nuovi Stati membri e partner); inoltre, il commercio interno BRICS sfiora ormai i 1200 miliardi di dollari e l’insieme dei Paesi BRICS rappresenta quasi il 25% delle esportazioni mondiali.
Trattandosi di un partenariato internazionale, non di una vera e propria alleanza internazionale, non è possibile considerare tali cifre come espressione della potenza di un vero e proprio blocco costituito, anche in virtù della differenza tra modelli politici e sistemi economici che caratterizza la varietà e la pluralità dell’universo BRICS. Ciò tuttavia non riduce l’impatto in termini politici della piattaforma: i partenariati e gli accordi conseguiti nel contesto di tale partenariato, infatti, riguardano direttamente circa la metà della popolazione mondiale, oltre un terzo della ricchezza mondiale, e due potenze (la Russia e la Cina socialista) del Consiglio di Sicurezza.
La presidenza indiana dei BRICS, sotto la cui egida si è svolto il 18° Vertice, è stata contrassegnata dal tema “Costruire per la resilienza, l’innovazione, la cooperazione e la sostenibilità”, con l’intenzione, dichiarata anche nelle sessioni ufficiali, di riflettere un approccio incentrato sulle persone e sull’umanità, con un velato richiamo all’orizzonte delineato anche in tanta parte dell’elaborazione politica e strategica della Repubblica popolare cinese, la prospettiva della costruzione di una “comunità umana dal futuro condiviso” o “comunità di futuro condiviso per l’intera umanità”, ma, anche e soprattutto, con l’intenzione di mettere in primo piano le grandi sfide del mondo contemporaneo che, non a caso, si dipanano soprattutto sui grandi temi della innovazione, della cooperazione e della sostenibilità.
La presidenza indiana ha articolato questi punti, fornendo una traccia di lavoro del vertice, appunto nel senso della “resilienza” (rafforzare la resilienza economica, sociale e istituzionale per affrontare le incertezze globali, le interruzioni delle catene di approvvigionamento, le sfide sanitarie e i rischi climatici), della “innovazione” (implementare tecnologie innovative ed emergenti come le infrastrutture pubbliche digitali, l’intelligenza artificiale e la condivisione delle conoscenze per consentire un approntamento efficace dei servizi e una crescita dinamica per il futuro), della “cooperazione” (approfondire l’impegno multilaterale tra i Paesi BRICS attraverso un maggiore coordinamento delle politiche, finanziamenti per lo sviluppo, agevolazione degli scambi commerciali, riforme nella governance istituzionale globale e partenariati incentrati sulle persone), e della “sostenibilità” (accelerare gli sforzi verso l’azione per il clima, la transizione energetica e lo sviluppo sostenibile).
Un territorio strategico su cui la presidenza indiana ha insistito consiste nell’adozione dell’agenda da parte di un sistema BRICS allargato, che mira a consolidarsi come spazio di collaborazione tra le economie emergenti e il Sud del mondo e che quindi punta, in prospettiva, ad ampliare ancora di più la sfera di partecipazione e il raggio di influenza del partenariato internazionale. La citata dichiarazione finale in 140 punti, del resto, afferma esplicitamente che «la multipolarità può ampliare le opportunità per i Paesi emergenti e in via di sviluppo di espandere il loro potenziale costruttivo e fruire di una cooperazione economica vantaggiosa, inclusiva, sostenibile ed equa» e il Sud globale può rappresentare il «motore di un cambiamento positivo, specie di fronte alle sfide internazionali, l’aggravarsi delle tensioni geopolitiche, le rapide recessioni economiche e i cambiamenti tecnologici, le misure protezionistiche, le sfide migratorie e i cambiamenti climatici» (p. 10).
Il tema della governance globale è, come di consueto, riaffermato dai BRICS non solo sul piano economico ma anche sul terreno politico e internazionalistico, nel senso del rafforzamento della cooperazione, del multilateralismo e della multipolarità e verso una riforma della governance globale tesa a costruire un sistema più rappresentativo, democratico e legittimo. Si conferma cioè l’orientamento BRICS non di abbandonare le istituzioni internazionali esistenti, bensì di trasformarne incisivamente il funzionamento sia in termini di meccanismi, sia in termini di rappresentatività. Questa proposta ha un impatto diretto sulle Nazioni Unite.
La dichiarazione chiede una riforma globale dell’organizzazione e del suo Consiglio di Sicurezza per aumentare la rappresentanza dei Paesi in via di sviluppo. L’obiettivo è «una riforma globale delle Nazioni Unite, compreso il Consiglio di Sicurezza, al fine di renderle più democratiche, rappresentative, efficaci ed efficienti, e aumentare la rappresentanza dei Paesi in via di sviluppo, in modo che possano rispondere adeguatamente alle sfide globali e sostenere le legittime aspirazioni dei Paesi emergenti e in via di sviluppo di Africa, Asia e America Latina». Esplicitamente sono riconosciute «le legittime aspirazioni dei Paesi africani» e che «la riforma del Consiglio di Sicurezza deve portare a una maggiore voce per il Sud del mondo», tenendo in considerazione il dato storico e strutturale per cui l’attuale peso economico, politico e demografico di questi Paesi non è adeguatamente rappresentato nelle istituzioni create dopo la Seconda Guerra Mondiale (p. 13).
La riforma del sistema economico internazionale muove nella stessa direzione, con la sollecitazione di una riforma del Fondo monetario e della Banca mondiale affinché la loro struttura di governance rifletta la trasformazione complessiva dell’economia globale, respingendo le misure coercitive unilaterali e sostenendo regole commerciali aperte, prevedibili e non discriminatorie. Esplicito, contro la guerra economica avanzata dalle potenze imperialistiche, in primo luogo gli Stati Uniti, è il p. 22 che condanna «l’imposizione di misure coercitive unilaterali contrarie al diritto internazionale, misure, tra cui sanzioni economiche unilaterali e sanzioni secondarie, che hanno profonde ripercussioni negative sui diritti umani, compresi i diritti allo sviluppo, alla salute e alla sicurezza alimentare, della popolazione degli Stati presi di mira, colpendo in modo sproporzionato i poveri e le persone vulnerabili, aggravando il divario digitale ed esacerbando le sfide ambientali».
La dichiarazione riafferma la completa «opposizione alle misure coercitive unilaterali contrarie al diritto internazionale, comprese le sanzioni non autorizzate dal Consiglio di Sicurezza». Anche in ambito finanziario, è confermata la direzione di marcia, verso l’interoperabilità dei sistemi di pagamento transfrontalieri e lo sviluppo delle transazioni utilizzando valute nazionali: sono ancora prematuri i tempi per il varo di una “moneta comune” dei BRICS, ma il percorso verso il superamento del primato del dollaro è ormai tracciato, e sono in costruzione meccanismi di pagamento più sicuri, riducendo l’esposizione e la vulnerabilità ai sistemi finanziari dominanti.
I grandi scenari di conflitto del nostro tempo sono ampiamente delineati. Il p. 23 sottolinea «nel contesto delle controversie internazionali, l’importanza della diplomazia preventiva e della mediazione, con il consenso delle parti interessate, quali strumenti essenziali per evitare crisi e impedire l’escalation, in conformità con i principi e gli scopi della Carta delle Nazioni Unite, esplorando le vie di cooperazione in materia di prevenzione dei conflitti, missioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, operazioni di sostegno alla pace della Unione Africana e processi di mediazione e di pace». È significativo che tale considerazione sia posta, dai BRICS, come punto introduttivo del capitolo riguardante la pace e la sicurezza a livello regionale e internazionale.
Il p. 25 esprime «preoccupazione per i crescenti rischi di pericolo nucleare, ribadendo la necessità di rafforzare il sistema di disarmo, controllo degli armamenti e non proliferazione». Il p. 27 è assai urgentemente dedicato a Cuba, «sottolineando il carattere dell’America Latina e Caraibi come zona di pace» ed esprimendo «profonda preoccupazione per la situazione relativa a Cuba a causa dell’inasprimento delle misure di blocco unilaterali contro il Paese, dei loro effetti negativi sull’economia, sugli approvvigionamenti energetici e del preoccupante impatto umanitario sul popolo cubano».
Alla Palestina sono dedicati tutti i pp. 30-34 per la fine di qualsiasi politica volta allo sfollamento forzato dei palestinesi da Gaza e la preoccupazione per tutti gli accordi che possano pregiudicare i diritti inalienabili del popolo palestinese e legittimare o prolungare l’occupazione; tutti i diritti legittimi del popolo palestinese, compresi il diritto all’autodeterminazione e il diritto al ritorno; il pieno sostegno alla creazione di uno Stato di Palestina sovrano, indipendente e vitale; la ferma opposizione allo sfollamento forzato, temporaneo o permanente, con qualsiasi pretesto, di qualsiasi membro della popolazione palestinese dai territori palestinesi occupati; la ferma contrarietà a qualsivoglia cambiamento geografico o demografico del territorio di Gaza; il ripudio di qualsiasi misura unilaterale volta a modificare lo status giuridico e storico di Gerusalemme occupata.
Grande, come di consueto, è l’attenzione rivolta alle “sfide del futuro”. La dichiarazione auspica la salvaguardia dei diritti sovrani dei Paesi sulle loro risorse minerarie strategiche, propone catene di approvvigionamento più diversificate e sicure, delinea la prospettiva di un ecosistema sovrano e autosufficiente, si fa promotore della più solida cooperazione internazionale nei settori dell’avanzamento tecnologico e della trasformazione digitale, e al p. 81 riconosce che «l’Intelligenza Artificiale offre immense opportunità per stimolare la crescita economica e lo sviluppo sostenibile per tutti. La cooperazione internazionale per migliorare l’accessibilità delle risorse di IA, garantendone sicurezza, inclusività e affidabilità, per promuovere l’efficienza energetica dei sistemi IA, favorire la scienza e l’innovazione IA, sviluppare tecnologie IA affidabili, sfruttare l’IA per la crescita economica e il bene sociale e mitigare i potenziali rischi, è essenziale per promuovere un futuro giusto, equo e prospero per tutti i Paesi, in particolare per quelli del Sud del mondo». Fondamentale, evidentemente, in questa dinamica il ruolo della Repubblica popolare cinese. il presidente cinese Xi Jinping ha lanciato la proposta di cinque iniziative strategiche per promuovere una maggiore cooperazione BRICS, anche in vista della attesissima presidenza cinese del prossimo anno 2027: intelligenza artificiale; sviluppo e facilitazione del commercio e degli investimenti; industria digitale; produzione intelligente; e sviluppo dei talenti.
Come si vede, dunque, a dispetto della retorica di tanta stampa occidentale, che ha parlato del 18° Vertice dei BRICS addirittura in termini di “stallo”, “divisioni” e “fallimento”, nulla di tutto questo pare corrispondere alla realtà e, soprattutto, alla realtà del sistema BRICS. Quanto accaduto a Nuova Delhi conferma che non si tratta della creazione di un’alleanza di blocco chiusa né, d’altro canto, di una rottura con il sistema internazionale, bensì della conferma e del consolidamento di un’agenda comune per un sistema BRICS più largo, che determinerà, con il suo ulteriore possibile ampliamento, sempre più articolati e delicati processi di consultazione e mediazione interna, e che, trainato dalla forza e dalla visione della Cina socialista e dai principali attori del Sud globale, intende essere agente di trasformazione negli ambiti più diversi, dalla diplomazia alla rappresentanza internazionale, dalla cooperazione internazionale alla finanza globale, dalla governance globale agli equilibri di sviluppo, dalla sfera economica sino alle più avanzate tecnologie.
La dichiarazione finale è accessibile qui: https://www.mea.gov.in/bilateral-documents?dtl/41776
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